Storia

Le origini di Mirano affondano nella storia più lontana. Il nome Mirano, anticamente Miranum, deriva molto probabilmente da mira o specola; i Romani vi dovevano tenere un osservatorio militare, come nel vicino paese di Mira, a salvaguardia del territorio bonificato e reso fertile entro la strutturazione viabile del "graticolato". Viene così chiamato quel grande sistema di appoderamento romano che si estendeva in una vasta porzione di territorio a nord est della grande Patavium. Ancora oggi è facilmente riconoscibile e chiunque si trovi a percorrere le strade dei Comuni di Mirano, Santa Maria di Sala, Borgoricco e Camposampiero rimane impressionato dalla regolarità sia del tracciato viario, con strade che s'incrociano ad angolo retto, che della suddivisione della superficie agraria. Si trattava di un grande ager suddiviso in centuriae quadrate di 710.40 metri, pari a 2400 piedi romani.

Dipendeva giurisdizionalmente dal Municipium di Padova, una tra le più fiorenti città dell'impero Romano. Probabilmente tuttora è la più grande e meglio conservata delle centuriazioni romane conosciute. Gli agri centuriati suddivisi da linee perpendicolari costituivano un sistema viario e territoriale orientato al centro propulsore: le vie che correvano in direzione nord-sud si chiamavano Kardines, quelle che correvano da est a ovest si chiamavano Decumani. Spesso al posto (o a fianco) di un kardo o di un decumanus vi era un canale, che oltre a migliorare il deflusso delle acque faceva anche da confine. I limiti certi di questa centuriazione erano il corso del Brenta a ovest e del Muson a nord-est: non è dimostrato che essa giungesse fino al mare, ma prolungando idealmente il decumanus maximus si arriverebbe proprio dove oggi si trova Mestre. Forse fu sconvolta dagli interventi idraulici dei veneziani. Una "via Desman" (da decumanus) testimonia come il ricordo della romanità sia stato tradotto in linguaggio veneto, arrivando vivo fino ai nostri giorni. Le antiche strade romane del territorio di Mirano sono riconoscibili non solo per i nomi ma anche grazie ad una segnaletica stradale speciale realizzata alcuni anni fa dal Comune sulla base di uno studio del Gruppo "Desman", con cartelli gialli a scritte nere collocati sotto gli indicatori viari. Marziale, nei suoi Epigrammi, ricorda Mirano come luogo che dà del buon vino, benché non molto gagliardo.

Alla caduta di Roma e dopo i primi saccheggi e distruzioni barbariche il territorio miranese fu riorganizzato da Vitaliano Primo da Padova, legionario fedele all'impero d'Oriente, ma nel 568 Padova veniva assediata dalle orde longobarde che si accamparono anche a Mirano e nelle fertili campagne circostanti, distruggendo ogni cosa. Il territorio passò quindi in proprietà ai Collalto, signorotti longobardi, e fu aggregato al trevigiano. Nel 1117 l'abate Pietro di Sant'Ilario acquistava il miranese, sicché la zona passava sotto la protezione veneziana. Col risollevarsi di Padova, nel periodo comunale, Mirano ritornò nuovamente sotto l'influenza patavina. Si provvide allora alla costruzione di un castello a difesa del paese.

Tuttavia l'opera di colonizzazione realizzata dai romani non s'interruppe, raccolta e potenziata come fu dai benedettini ai quali va appunto ascritta la seconda delle tre colonizzazioni del territorio, ultima essendo stata quella dei veneziani. Della presenza dei benedettini, delle loro masserie il territorio è pieno di testimonianze. In quei tempi lontani il territorio era soggetto a continue incursioni di bande d'armati; disastrose furono le scorribande degli Ungari, nonché le lotte fra Padova e Treviso (1229). Dopo le parentesi di conquiste e della tirannia di Ezzelino da Romano (1237 - 1256), Mirano tornò sotto il governo della Repubblica di Padova, che nel 1272 provvide ad una nuova fortificazione del paese e a lasciarvi un presidio forte di 300 fanti e 200 cavalieri. Nel 1303 Bolzonella, unica figlia ed erede del conte Pietro da Peraga, portò in dote al conte Badoero, potestà di Padova, vari possessi terrieri, fra cui Mirano. Sedici anni più tardi, verso il 1320, Cangrande della Scala, in guerra contro Padova, assale e distrugge completamente il castello di Mirano, di cui oggi resta traccia solo nei toponimi Castellantico, Bastia Entro, Bastia Fuori. Cinque anni dopo il territorio di Mirano veniva dato da Padova nuovamente ai Peraga, e precisamente a Filippo, quale ricompensa per i danni subiti nei suoi possedimenti di Peraga e Vigonza, nonché per servigi resi alla città. Intanto Treviso, Conegliano e Castelfranco, per salvarsi dalle scorribande degli Ungari incoraggiati dai Carraresi, chiedono di essere annessi alla Repubblica Veneta; il 15 febbraio 1344 il Consiglio dei Trecento inviava i suoi rappresentanti a Venezia per l'atto di sottomissione. Nello stesso periodo in Mirano i da Peraga, e pure i Tempesta a Noale, fortificavano il paese, che resistette con valore durante le liti fra Padova, allora dominazione dei Carraresi e Venezia, verso la fine del 1300. Nel 1403 Mirano cadeva in mano alle milizie veneziane; dopo il 1405, con la conquista di Padova da parte della Serenissima, Mirano col suo territorio fu soggetto alla Repubblica di San Marco, dalla quale fu dominato fino al suo crollo nel 1797. Venezia, con l'annessione del territorio, pose all'incanto i beni dei Peraga, e Mirano venne dato per una metà ad Antonio Fasolo da Chioggia per lire venete 12.000, e per il rimanente ai fratelli, cittadini veneti, Nicoletto e Moretto Bonifacio, che versarono per quasi tutto il centro di Mirano lire 16.000. Nel 1509 il paese subì le devastazioni dell'esercito imperiale durante le guerre della Lega di Cambrai. In questo periodo il miranese Alvise Dardanio diede un contributo indispensabile alla riconquista di Padova da parte della Repubblica di Venezia e perciò fu ricompensato dal Senato Veneto con l'onorificenza di Cancelliere Grando, massima carica per un cittadino non nobile.

Il domino veneziano portò un lungo periodo di pace durante il quale il Comune raggiunse il suo massimo splendore, con l'espandersi della cultura di villa (soprattutto nel Sei - Settecento). Mirano si popolò di ville aristocratiche, di case padronali e rurali, che ancor oggi ingentiliscono la sua campagna, in un grande potenziamento dell'agricoltura. Vi si produceva un vino assai richiesto dalla marina perché singolarmente adatto a sopportare gli scuotimenti della navigazione. Alla Serenissima è legato anche lo scavo del Taglio, il canale rettilineo che nel 1606 collegò il Muson alla Riviera del Brenta, proseguendo poi col nome di Novissimo per tutta la conterminazione lagunare fino a Chioggia. Il canale rese Mirano un importante capolinea della navigazione fluviale veneta e favorì il suo sviluppo industriale e commerciale nel periodo successivo all'Unità d'Italia (1860), fino all'epoca dei trasporti su strada. L'antica stazione di posta, per il cambio dei cavalli, è stata demolita nel 1963 per far posto alla nuova costruzione della Banca di Novara. Dopo l'unità e comunque prima del 1900 un ramo del fiume Muson che attraversava Mirano è stato interrato cosicché nel centro del paese, che prima si trovava su un'isola, fu possibile creare una piazza per il monumento a Vittorio Emanuele II e per la passeggiata borghese. Ma l'interramento fu realizzato anche allo scopo di portare in Mirano la ferrotranvia, oggi non più esistente. Mirano svolse un ruolo importante nel periodo della Resistenza armata e civile al fascismo e al nazismo. Ai numerosi giovani che furono massacrati durante la lotta partigiana tra il 1944 e il 1945 è stata dedicata la piazza principale, un tempo piazza Vittorio Emanuele II e in seguito piazza Martiri della libertà.

Mirano oggi ha raggiunto una popolazione di poco superiore ai 26.000 abitanti, e nonostante lo sviluppo e l'espansione recenti, che hanno portato, come del resto in tutto il mondo industrializzato a spostare la distribuzione della forza lavoro prevalentemente nel settore terziario a discapito dell'agricoltura, ha ancora nella vivacità un elemento fondante. È un attivo centro commerciale e sede di molte attività artigianali e industriali.

Fiorente è il mercato settimanale del lunedì, che richiama molta gente dai dintorni. Ancor più visitatori sono attirati nel centro di Mirano dall'antica Fiera di San Matteo: la prima edizione fu autorizzata dal Senato Veneto con decreto del 6 settembre 1477 e da allora, tranne le sospensioni in tempo di guerra, si è sempre svolta con regolarità. Infatti, nonostante questo paese abbia una natura eterogenea, ricca di fermenti in costante evoluzione, non scorda le sue tradizioni più antiche che riverberano anche nelle iniziative di associazioni e comitati, tra la Piazza Martiri e le frazioni, che sono occasioni di socialità vissuta e segno di benessere e di piacere di stare insieme. In un vecchio dizionario coreografico del Veneto di Guglielmo Stefani, Milano 1854, si legge che le antiche frazioni di Mirano sono "Bastia dentro, Bastia fuori, Camenzago, Covetta di Ca' Castello, Covenzago, Granza Giustiniana, Granza Sagredo, Granza Molina, Granza Pesara, Granza Ventura, Mercuriago, Viasana, Campocroce, Caorliego, Scaltenigo con Abbazia Trevisana, Ca' Cogoli ossia Formigo, Ballò, Fratte Vetrego, Zianigo con Castelliviero, Campo Cesarano, Scortegara". Oggi Mirano capoluogo è circondato dalle frazioni di Zianigo, Campocroce, Scaltenigo, Ballò, Vetrego.