Itinerari turistici

Tutto il territorio del Comune di Mirano potrebbe essere definito monumentale, per la ricchezza di opere d'arte e per i valori del paesaggio. In questa zona di antichissima antropizzazione i romani realizzarono uno dei più importanti sistemi viari di tutto l'impero, la centuriazione dell'epoca imperiale, di cui si sono conservate tracce evidenti nella viabilità attuale, con lunghi rettilinei che intersecano perpendicolarmente strade disposte a intervalli regolari. Ma la più cospicua ed evidente connotazione storico-ambientale e architettonica degli ultimi quattro secoli è costituita dall'insediamento in villa. Le ville, preziose testimonianze lasciate dalla nobiltà veneziana, insieme a chiese e parchi si compongono in un ambiente naturale ricco di acque e di verde.

Il centro della è disposto attorno al cinquecentesco duomo dedicato a San Michele Arcangelo, rifatto in elegante veste nel secolo seguente (1684). L'interno ospita un capolavoro di Giambattista Tiepolo, la pala del "Miracolo di Sant'Antonio che riattacca il piede". Sul soffitto conserva un affresco del "Giudizio universale" di Giovanni De Min (1786-1859), uno dei momenti più felici della pittura veneta dell'Ottocento. Il cuore del paese è Piazza Martiri della Libertà, ampio slargo su cui si affacciano pregevoli edifici, tra i quali spiccano la rustica presenza della palazzina Bonvecchiato (ora trattoria "Al Genio"- XVIII secolo), la vetustà di palazzo Fanti, la severità della villa Corner-Renier (ora sede municipale), la grazia del caffè "Re d'Italia" (con la sua caratteristica tettoia in ghisa - XIX sec.). Prendendo dalla piazza verso est, per via Barche, si scopre l'antica anima commerciale della città, con piazza delle Erbe (sede dell'antico mercato), le teorie di portici a sesto ribassato delle piccole abitazioni popolari che si alternano a nobili palazzi e, alla fine, l'importante mole dei Molini di Sotto, un opificio ottocentesco che si specchia su di un ampio bacino formato dal fiume Muson, un tempo scalo per i commerci con Venezia.

A ridosso del centro storico si trovano i parchi pubblici delle ville Belvedere e Morosini - XXV Aprile (con una superficie totale di cinque ettari) e il parco privato di villa Errera, che formano un polmone verde nel cuore della città seguendo il percorso del fiume Muson all'interno del centro storico. Un elegante cancello con statue attribuite al Marinali immette nel parco della seicentesca villa Belvedere (ora sede degli uffici tecnici comunali) con annessa barchessa (ora teatro comunale). Di fronte alla villa si erge il suggestivo complesso architettonico del Castelletto e delle grotte del Belvedere. Il Castelletto, uno dei rari esempi esistenti di questo genere, è databile alla seconda metà dell'Ottocento e fu costruito dal nobile veneziano Vincenzo Paolo Barzizza seguendo il gusto tardo romantico delle finte rovine. Più che una semplice torre, è un vasto complesso a forma di castelletto, dotato, nella pianta, di quattro locali (due lasciati di proposito a cielo aperto fin dall'origine) accanto ai quali sorge la torre ottagonale a cinque piani, sui resti di un basamento cilindrico, una finta rovina dove si apre una finestra ad arco e sesto acuto. Nella torretta si sale mediante una elegante scala a chiocciola in pietra fino alla stanza del vero e proprio Belvedere, dotata di una bifora neogotica per ogni lato dell'ottagono: stanza dalla quale, appunto, la vista spazia tutt'intorno a 360 gradi. Nel tratto finale una scala a chiocciola porta all'ultimo piano che consta di una terrazza ornata di merli, da cui si ammira un ancor più ampio panorama. La Torretta nasconde sotto di sé una Grotta misteriosa riccamente articolata in più comparti, comunicante con la Villa tramite un cunicolo poi murato, mentre altre vie sotterranee, ora ostruite, si dice conducessero a castelli circonvicini (a Noale e Stigliano; e inoltre a Castelliviero e Salzano). A completare questo insieme, si estende accanto il bel lago artificiale, scavando il quale si è potuta formare l'altura con materiale di riporto, e le cui acque giungono ad affiorare anche sul fondo della Grotta. Il laghetto è alimentato dalle acque del Muson, che in passato muoveva i vicini Molini di Sopra, ora utilizzati come ristorante. Durante il restauro concluso di recente sono stati ritrovati importanti frammenti di un affresco attribuito a Giovanni Demin (1786-1859), che si riteneva perduto, rappresentante "L'Allegoria delle Arti e dei commerci che portano prosperità a Venezia". Per visite guidate al complesso del Castelletto (solo nel periodo estivo) contattare l'Ufficio Cultura.

Il parco di villa Belvedere è collegato da un ponte con quello della splendida villa Morosini - XXV Aprile, seicentesca, di ricordo palladiano, armoniosa e classica con la sua bella loggia a colonne d'ordine ionico, coronata dal timpano e statue. La villa è, tra quelle di proprietà comunale, la più elegante e ricercata, pur nelle sue modeste dimensioni. Già restaurata nelle strutture esterne, è stata fino al 2003 sede della biblioteca comunale. Delle due barchesse parallele presenti nei catasti storici, simmetricamente disposte rispetto alla villa, ne è rimasta una sola, recentemente restaurata e riportata all'antico splendore. Attualmente è adibita a prestigiosa sede di mostre e manifestazioni culturali. Villa e barchessa si trovano immerse in un splendido parco all'inglese, impreziosito da una ricchissima varietà di piante e alberi. I parchi di Villa Morosini e Villa Belvedere sono aperti al pubblico tutto l'anno. Numerosissime altre ville, la maggior parte di proprietà privata, sorgono in città. Si ricordano villa Giustinian, la settecentesca villa Van Axel (ora proprietà delle suore Canossiane), le barchesse di villa Errera (ora ospitanti alcune sale comunali), l'ottocentesco Municipio vecchio. Più esternamente si trovano villa Taccioli (XVI sec.), villa Querini - Magno (XVII sec., con vasto parco ottocentesco), villa Zinelli (XVII-XIX sec., ora sede dell'Asl 13), villa Heinzelmann - Donà delle Rose (XVIII sec.), villa Cabrini - Parolari ora Moore (XVII sec.).

Il capoluogo comunale da solo è però insufficiente a definire il territorio miranese, caratterizzato da ampi spazi ancora perfettamente conservati di campagna veneta, da scoprire anche in bicicletta. Staccate dal capoluogo e tra di loro sono dunque le cinque frazioni del comune. Se Campocroce, Ballò e Vetrego vanno ricordate perché nuclei storici abitativi posti in fregio ai tracciati stradali della centuriazione romana, la frazione di Zianigo merita una visita per la chiesa parrocchiale che conserva all'interno una grande tela del Mansueti ("Madonna in trono e Santi") e una bellissima pala a olio di Giandomenico Tiepolo ("Sant'Antonio Padova, Gesù Bambino e altri Santi"), nonché un grande affresco sul soffitto dello stesso artista. Ancora più importante e famosa è la villa dei Tiepolo, dove vissero il pittore Giambattista col figlio Giandomenico che la decorò con un intero ciclo di affreschi, più tardi strappati e ora esposti al Museo di Ca' Rezzonico a Venezia. La villa è privata. A Scaltenigo la chiesa parrocchiale di origine benedettina è la più antica chiesa della zona e ha conservato i caratteri trecenteschi originari. Anche in questo il soffitto è da ritenersi per alcuni studiosi opera molto tarda di Giandomenico Tiepolo.

Una segnalazione particolare merita la casa di via Righi (una laterale di via Cavin di Sala in direzione Campocroce) dove visse per alcuni anni santa Giuseppina Bakhita. Nata nel 1869 nel Sudan e rapita dal suo villaggio a soli 6 anni, Bakhita fu fatta schiava e venduta più volte. Nel 1885 fu donata ad Augusto Michieli e visse con la sua famiglia per un periodo a Mirano. Qui conobbe le Madri Canossiane e maturò in lei la vocazione religiosa. Fece la professione religiosa nel 1896 a Verona e la professione perpetua nel 1927 a Venezia. Visse e lavorò nella comunità Canossiana di Schio, dove morì l'8 febbraio 1947. Nel 1992 fu beatificata a San Pietro da papa Giovanni Paolo II. Il 1° ottobre 2000 è stata proclamata santa e protettrice dell'Africa, in particolare del Sudan, e sorella universale delle donne.